Ad inizio stagione le parole dei vertici Red Bull ci avevano fatto pensare ad una vettura in grado di spezzare finalmente il dominio Mercedes, ma in questo campionato le frecce d'argento si sono rivelate nuovamente di un altro pianeta. Le lattine si sono dovute accontentare del ruolo di prima inseguitrice, non quello che si aspettavano, ma con la magra consolazione che soprattutto grazie a Max Verstappen più di una volta sono riusciti a mettere i bastoni tra le ruote alle vetture tedesche. Pur avendo in casa quello ritenuto all'unisono il genio dell'aerodinamca, Adrian Newey (padre tecnico e spirituale delle monoposto che hanno consentito a Sebastian Vettel e al team di vincere quattro mondiali consecutivi), da quando è iniziata l'era ibrida quella stabilità e quei successi sono venuti meno. L'addio di Vettel, la difficile gestione Verstappen-Ricciardo e le difficoltà ad oggi di trovare un compagno di squadra affidabile all'olandese la dicono lunga sulle difficoltà di gestione di chi va in pista e dovrebbe portare punti a casa.
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| Adrian Newey e Christian Horner, Red Bull |
Altra nota dolente è la questione motori. Con l'introduzione delle powerunit ibride nel 2014, il rapporto con Renault ha iniziato a scricchiolare, in virtù di prestazioni terribilmente deludenti e problematiche di affidabilità croniche. Tanto è che nel 2017 e 2018 si decide di correre sì col motore francese, ma marchiato Tag Heuer, pur di non far comparire il nome dei transalpini affianco al proprio. Questo perché a detta del mai banale Helmut Marko, la causa dei loro mancati successi era da attribuire esclusivamente ai propulsori. Dal 2019 iniziano a collaborare con Honda, il motore gira bene, arriva anche qualche successo,ma è ancora troppo poco per battere le Mercedes. La strada intrapresa però sembra essere quella giusta. Con l'annuncio di qualche settimana fa arriva una nuova doccia fredda: al termine del prossimo anno i giapponesi lasciano la F1. Troppo elevati i costi sostenuti per recuperare prestazioni ed affidabilità da quando sono tornati alle corse nel 2015. I tagli imposti dal periodo pandemia, poi, hanno fatto il resto. Quindi ad oggi la Red Bull, a stretto giro, non solo dovrà prendere una decisione sulla seconda guida, decidendo di continuare a dar fiducia ad Albon oppure pescando al di fuori del proprio giardino, con Hulkenberg in pole su Perez al momento, ma dovrà trovare anche un costruttore che fornisca loro i motori. Mercedes ha raggiunto il limite massimo di fornitura, Ferrari non sembra intenzionata, con Renault i rapporti sono ai ferri corti, mentre i pressupposti per l'ingresso di una nuova casa sono pressochè assenti. Se un accordo commerciale con chi è già dentro il mondo F1 ad oggi sembra complesso, in realtà il regolamento prevede l'intervento diretto della federazione, imponendo ad una delle tre case motoristiche di avviare la fornitura. Soluzione estrema, coercitiva, ma nell'interesse di tutti. Anche se la scelta più probabile e convincente sembra un'altra. Red Bull acquisterebbe le fabbriche dismesse in Giappone di Honda, appropriandosi direttamente dei know how e di strutture e conoscenze all'avanguardia, cominciando così un percorso di autoproduzione interna che già qualche anno fa era stato preso in considerazione.

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