Napoli, Domenica 16 Agosto 1998.
Estate inoltrata, Ferragosto è appena trascorso. Il mare è a due passi, sveglia presto e direzione spiaggia con tutta la famiglia. La giornata tipo di molti bambini che in quel periodo vivevano a ridosso del litorale napoletano sarà stata più o meno questa senza ragionarci troppo sù. Ma ce n'è uno, nove anni ancora da compiere, che quella domenica del mare non ne vuole sapere. Non c'è verso di convincerlo. Vuole restare a casa. E a casa fa caldo, tanto. Non si respira, ma poco importa. Basta che la Tv sia accesa. Una richiesta fin troppo strana per una giornata del genere. Ma a 1438 chilometri, tanti quanto quelli da percorrere in macchina per raggiungere dal centro di Napoli un circuito appena fuori Budapest, sta succedendo qualcosa. Esattamente all' Hungaroring. Si corre il GP d'Ungheria, dodicesimo appuntamento di quella stagione. Qualcuno avrà già capito e starà già pensando che in realtà quel bambino non fu l'unico a voler rimanere disperatamente incollato davanti al televisore.
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| Partenza GP Ungheria 1998 |
Un passo indietro
La Ferrari due stagioni prima aveva deciso di rilanciarsi prepotentemente dopo quasi venti anni di delusioni e di progetti alquant discutibili. Per questo, a Maranello nel '96 decidono di farla grossa: portare Michael Schumacher in rosso. Il tedesco, vincitore di due titoli piloti consecutivi, lascia Briatore e la Benetton per sedersi al volante, di una vettura che senza neanche troppi giri di parole, qualche anno dopo verrà etichettata come scaldabagno dal suo ex compagno di box Eddie Irvine. Schumacher è l'uomo giusto per riportare entusiasmo tra il popolo rosso, dopo tanti, troppi anni dove a festeggiare erano sempre gli altri. 1996 e soprattutto 1997 lasciano l'amaro in bocca, il 1998 parte come peggio poteva. Ma il tedesco regge l'urto delle McLaren e a metà stagione inaspettatamente è lì a giocarsi il titolo, tenendo tutto aperto fino all'ultimo appuntamento.
Domenica mattina
Il nostro protagonista quella mattina si sveglia presto. C'è il warm-up. Prove generali in vista della gara; vuole capire se ci sono speranze, se può essere una domenica da ricordare o se forse fosse meglio il mare. Hakkinen e Coulthard, come quasi sempre in quella stagione, monopolizzano la prima fila. Schumi appena dietro di loro. Il massimo possibile in qualifica. Svegliarsi col suono di un motore V10 che rimbomba nelle orecchie non è il massimo. Per alcuni invece è come il canto degli uccelli. E' un urlo, un grido che sfiora la poesia. Rumore armonioso. Oggi è solo un ricordo. Ventidue anni dopo tanto è cambiato. Nuove tecnologie, uomini diversi, tracciati moderni, anche il modo di pensare non è più lo stesso. Riduzione dei costi e incremento della sicurezza hanno portato via l'essenza di quel periodo. Oggi è quasi tutto superfluo o poco più. Parte di questo superfluo, il rifornimento in gara, servirà a svoltare la domenica pomeriggio del nostro amico. Perchè il tracciato ungherese è più un kartodromo che non una pista per monoposto e sorpassare è pressochè impossibile. Tanto da convincere gli organizzatori ad allungare il rettilineo principale negli anni a seguire per concederci gentilmente il brio di qualche sorpasso. Schumacher tiene il passo delle McLaren in gara, ma niente, non si passa.
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| Michael Schumacher festeggia la vittoria ottenuta |
La svolta
Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare... è non solo l'inizio di Sì Viaggiare di Lucio Battisti, ma perfetta metafora di quello che Schumacher avrebbe potuto pensare di un uomo seduto al muretto box Ferrari, che più di una volta ha tolto le castagne dal fuoco al sette volte campione del mondo. La strategia del tedesco viene stravolta a metà gara. Si passa dalle due alle tre soste. Secondo pit anticipato e rifornimento minimo di carburante, tanto da consentirgli di spingere come se fosse in qualifica. Il primo a fermarsi in casa McLaren è Coulthard, due giri dopo il ferrarista. Ma non avendo altre soste in programma imbarca tanto carburante e perde in fretta terreno. Il giro successivo tocca ad Hakkinen, stessa sorte. Schumacher è primo. Gira come un forsennato. A 15 tornate dal termine rientra per il terzo stop, imbarca tanta benzina quanto basta per finire il GP. Rientra davanti a tutti. Miracolo compiuto. Il genio occhialuto di cui parlavamo, Ross Brawn, e il talento della prima guida ferrarista non solo portano la gara a casa, ma riaprono il mondiale dando respiro ai tifosi ferraristi e riaccendendo l'entusiasmo del popolo rosso. La domenica è salva, rinuciare al mare è valsa la pena. Ora si esce a giocare con gli amici...
"Questo è il racconto di uno dei gran premi che ricordo nei minimi dettagli nonostante gli anni trascorsi, è il racconto di tante altre domeniche passate davanti alla Tv a sperare e a patire, anche ad Agosto quando una giornata di mare è più di un desiderio. La passione non si può spiegare, è causa ed effetto. La passione è quando da bambino qualsiasi auto rossa vedessi passare, per me era comunque una Ferrari."
A cura di Emanuele Lattanzio e col suggerimento e la collaborazione di Attilio Costagliola


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